Mi chiamo Marco Pratesi, da qui il nome di questo sito, che, come si può intuire dal contenuto, è ancora in costruzione... intanto mi presento...
Come si può intuire dalle foto, amo gli animali e in particolare i cani.
Pluto era un randagio; tra le case e le famiglie del mio paesino,
scelse la nostra... sì, avete letto bene, è stato lui a scegliere noi:
si è piazzato attorno casa e non ha voluto andare più via, ha perseverato
fino a quando non abbiamo accettato di accoglierlo.
Non so se fosse randagio perché era stato abbandonato o perché era
un trovatello... preferisco pensare che sia vera la seconda ipotesi,
perché mi rattrista molto l'idea che un essere umano possa abbandonare
un cane, specialmente se si tratta di un cane come Pluto.
Già, perché Pluto è davvero un cane speciale... come dite?
I cani sono tutti speciali?
Sì, lo so, è vero, ma, credetemi, Pluto è speciale davvero.
Ed è spiccicato a sua figlia, Stella, che da un po' abbiamo ben volentieri
accolto a casa nostra... beh, lui l'ha accolta meno volentieri, si sa
che i cani sono gelosi ;-)
Torniamo alle foto: come si capisce facilmente, sono state scattate in campagna.
Abito in un paesino nella vallata del Vomano, Piane di Collevecchio.
No, non sono nato qui, perché ormai si nasce tutti negli ospedali,
cosicché sono nato nel capoluogo di provincia, a Teramo (Abruzzo)...
ma per me non fa differenza: i miei primi ricordi da bambino
sono questa campagna, i prati in cui mi rotolavo come un gattino, tutti i miei familiari,
anche i bisnonni che ricordo ancora distintamente,
l'odore di prosciutto e vino nella cantina seminterrata della loro casa,
e il nostro dialetto, che porto con me come un tesoro da conservare
gelosamente.
Beh... se volete, chiamatelo pure campanilismo; io credo che sia solo
affetto per le proprie radici, un sentimento buono che non porta a
disprezzare altri posti, ma solo a voler bene alla terra in cui si è nati
e a sentirla vicina anche quando è lontana, a portarsela dentro
se si va via e a sentirsi più vicini a se stessi se si torna...
sì, più vicini a se stessi, agli anni della propria infanzia,
che più difficilmente degli altri sbiadiscono nella memoria.