Non dimenticherò mai quello che il mio cane Pluto ha fatto il giorno che sono partito militare.
Era una mattina come tante altre, stavo per partire in macchina come tante altre volte,
vedermi andare via anche per lungo tempo non aveva nulla di nuovo.
Eppure, quel giorno, quando sono salito in macchina, Pluto si è disteso lungo la via d'accesso alla strada
e mi ha impedito di passare; i rimproveri dal finestrino sono stati inutili, hanno solo rattristato
ulteriormente i suoi occhi; ho dovuto scendere e spostarlo di peso, cosa mai accaduta negli anni precedenti.
Non lo so come, ma aveva capito che quella partenza non era come le altre,
che quella volta non partivo per mia scelta, bensì contro la mia volontà.
Chi conosce e ama i cani sa bene che, anche se non hanno la parola, sanno vedere e prevedere tante cose
che i nostri occhi non vedono, e hanno una straordinaria capacità di leggere nei pensieri dei loro padroni.
Però c'è una cosa che non sanno leggere, neanche quando è estremamente imminente,
neanche quando la stranezza delle circostanze dovrebbe farla intuire facilmente:
un cane non capisce che sta per essere abbandonato; e non capisce l'accaduto neanche quando è solo
in mezzo alla strada e ormai da ore non c'è più neanche l'ombra di chi lo ha portato fin lì.
Specialmente dopo quel gesto di Pluto, mi sono chiesto molte volte come mai un cane intuisce
se la partenza del suo padrone è diversa dal solito ma non riesce a capire che la passeggiata in macchina
che sta per fare sarà così drammaticamente diversa dal solito.
Una risposta credo di averla trovata, ed è molto semplice: non lo capisce perché nel suo vocabolario
sono state scritte parole come "fiducia" e "fedeltà", ma altre, come "abbandono", "tradimento",
quelle no, non ci sono state scritte, possono solo essere aggiunte dagli eventi.